Mutui casa, gli italiani preferiscono il tasso fisso

business-163501_960_720Nel corso dei primi mesi del 2016 si conferma l’importanza delle operazioni a tasso di interesse fisso, che da oltre un anno rappresentano più della metà delle erogazioni, precisamente il 53 per cento a maggio, una quota in linea con la media dei tre mesi precedenti, benché leggermente più contenuta del 56 per cento di gennaio e del 57 per cento del secondo semestre 2015. Il livello ai minimi storici raggiunto dai tassi applicati e la chiusura del differenziale tra tasso fisso e variabile giustificano il successo dei mutui a tasso fisso, come delle rinegoziazioni.

Di fatti, è facile osservare come anche nel secondo trimestre sia proseguita senza soluzione di continuità la discesa dei tassi sui nuovi prestiti alle famiglie per acquisto abitazioni. Nell’arco di tre mesi il tasso medio sulle erogazioni ha perso 13pb attestandosi a giugno a 2,20 per cento, sottolineano gli economisti Intesa. Lo stesso ritmo ha caratterizzato la discesa del tasso variabile, che si è ridotto di 4pb al mese fino all’1,80 per cento di giugno. Lievemente più marcata è stata la discesa del tasso fisso, che ha raggiunto il nuovo minimo storico di 2,51 per cento, con un calo di 14pb nell’arco del trimestre di cui la metà nell’ultimo mese.

Il differenziale fra tasso fisso e tasso variabile, dopo essersi assestato a 74pb in media nei tre mesi marzo-maggio, è tornato a ridursi a giugno, a 71pb. Nel corso degli ultimi due anni tale differenziale si è dimezzato (era pari a 1,5 punti percentuali nel 2° trimestre 2014). Anche i tassi sulle rinegoziazioni hanno registrato ulteriori riduzioni. In particolare, da settembre 2015 si sono allineati a quelli dei mutui a tasso fisso, mentre più di recente sono tornati ad essere lievemente più bassi, pari a 2,52 per cento in media nel secondo trimestre e a 2,48 pp a giugno, conclude il comunicato.

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