Vendite sempre più deboli per Tiffany

Il gruppo statunitense Tiffany ha chiuso i primi tre mesi dell’anno con un andamento ancora debole per quanto concerne le vendite same store. Di fatti, la nota società nordamericana ha affermato che nei primi tre mesi dell’anno si sarebbe rilevato un inaspettato calo delle vendite, determinato principalmente dalla domanda più contenuta nel continente americano e in Asia.

Alla luce di ciò, il fatturato dei primi tre mesi per Tiffany si è attestato a 899,6 milioni di dollari, al di sotto di quelle che erano le stime di mercato per questo periodo, che risultavano pari a 914,4 milioni di dollari, e con le vendite same store, ovvero quelle riscontrate nei negozi che risultano essere aperti da più di un anno, che hanno registrato una flessione del 2 per cento, 30 basis points in più rispetto al calo dell’1,7 per cento che era stato invece stimato dal consenso.

Per quanto attiene invece un’analisi di natura geografica, nelle Americhe la flessione è risultata essere pari al 4 per cento, mentre nell’intera area asiatica si è registrata una contrazione del 2 per cento.

Ad ogni modo, nonostante tale andamento evidentemente non soddisfacente delle vendite, l’utile per azione del conto economico di periodo è riuscito a giungere a quota 0,74 dollari, al di sopra dei 0,70 dollari per azione che invece erano stati in precedenza indicati dagli stessi analisti di mercato. Il merito di questo risultato sopra le stime è, intuibilmente, della più elevata marginalità registrata nel corso del primo trimestre.

Infine, rileviamo come Tiffany abbia confermato gli obiettivi per l’intero esercizio, con i ricavi che vengono ora stimati in miglioramento a singola cifra, e con l’utile per azione stimato in crescita intorno al 5 per cento. Vedremo se, nel secondo trimestre, le intuizioni del management troveranno o meno conferma.

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